19/12/2016

Veronafiere, un 2016 ad alta intensità. Per la capogruppo ricavi a 78 mln di euro ed Ebitda a 12,2

Con la recente trasformazione in Spa e il collegato piano industriale di sviluppo, ora si gioca la partita nel sistema fieristico internazionale con servizi, innovazione e l’apertura di nuovi mercati.

Verona, 16 dicembre 2016. Sessantasette manifestazioni ed eventi realizzati in Italia e all’estero, oltre 14mila espositori nel quartiere fieristico veronese, con 1,3 milioni di visitatori e 750mila metri quadri venduti. Veronafiere archivia un 2016 ad alta intensità con un bilancio 78 milioni di euro e un Ebitda di 12,2 pari al 15,6% del fatturato. A livello di Gruppo – di cui fanno parte, oltre a Veronafiere, le società Piemmeti, Médinit, Veronafiere do Brasil, Veronafiere Servizi – il fatturato consolidato è di 86,4 milioni di euro, con un Ebitda di 13,5 milioni di euro, pari al 15,6% dei ricavi.
Il fatturato aggregato del Gruppo Veronafiere raggiunge invece i 98,5 milioni di euro.
Numeri che esprimono l’andamento molto positivo, in termini di fatturato e margini, registrato da tutte le rassegne, eventi ed iniziative in calendario nell’anno 2016 e che stanno alla base del piano industriale da 94 milioni di euro di investimenti nel prossimo quadriennio, collegato alla recente trasformazione in Spa della Fiera, e destinati a progredire a ritmi del 10% l’anno per i prossimi quattro esercizi per traguardare il 2020 con un fatturato previsto di 113 milioni di euro.
Sono i dati salienti dell’attività caratteristica di Veronafiere, evidenziati oggi durante la conferenza stampa di fine anno, svoltasi nella sede di Viale del Lavoro, dal presidente Maurizio Danese e dal direttore generale, Giovanni Mantovani.

Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: «La partita nel sistema fieristico internazionale oggi si vince con i servizi, l’innovazione e l’apertura di nuovi mercati. A maggior ragione in Italia, l’unico Paese dove si prevede una ulteriore contrazione della superficie venduta. Per questo, la Fiera di Verona rilancia con un piano industriale che rappresenta una rivoluzione culturale del modo di fare fiera, basata sul know how, sulla digital transformation, sulle partnership di filiera e di mercato. Le direttrici sono quelle di rafforzare il portafoglio domestico ed esportare i nostri marchi leader. Continuando ad essere motore di sviluppo e ricchezza, economica e sociale, per il territorio di riferimento e il Paese».

«Oggi ci sono le condizioni per concretizzare le potenzialità espresse dal Gruppo», sottolinea il direttore generale Giovanni Mantovani. «L’obiettivo è affermarsi sempre più sulla filiera wine ma anche sul fronte di alcuni altri settori strategici, quali agro-tech e marmo- costruzioni. Solo le costruzioni valgono il 9% del mercato fieristico mondiale, mentre wine&food e macchinari e tecnologia si attestano rispettivamente al 5 e 6%. Ed è proprio su questi comparti che si concentra l’azione ‘software’ della nuova SpA, a partire dai processi di internazionalizzazione e di promozione del prodotto made in Italy nel mondo, anche in partnership con le istituzioni e associazioni nazionali di riferimento. E se per Vinitaly, Asia, con la Cina in primis, e Usa rappresentano i due progetti principali, per Marmo+Mac si punta al rafforzamento della leadership internazionale anche tramite un potenziamento della presenza del brand all’estero nei Paesi target Usa, Brasile, Egitto e Medio Oriente. Per Samoter invece Veronafiere è impegnata nel rilancio della manifestazione, in congiuntura post-crisi, che nel febbraio del prossimo anno si svolgerà a Verona con Asphaltica e Transpotec-Logitec, rappresentando un forte polo di attrazione per i settori movimento terra, stradale e trasporto. Infine, una particolare attenzione sarà rivolta alle interessanti dinamiche di sviluppo in atto nel continente africano».



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